PRESTAZIONI SOCIALI: PROVINCIA E REGIONE DEVONO METTERSI IN LINEA CON L’EUROPA
L’indagine della Commissione europea sullo sbarramento dei 5 anni di residenza previsto dal “pacchetto famiglia” regionale conferma i dubbi che noi Verdi abbiamo espresso al momento dell’approvazione del provvedimento. La giungla di limiti, spesso diversi tra le due province e la Regione, rischia di violare il principio europeo e costituzionale del pari trattamento. Invitiamo la giunta regionale e quella provinciale a cogliere l’occasione per riesaminare attentamente i limiti di residenza per l’accesso alle prestazioni sociali, che in provincia di Bolzano sono state portate a 5 anni in tutti i settori. Questo compisce soprattutto i cittadini stranieri, sia comunitari che extracomunitari, che hanno un lavoro regolare e pagano le tasse. Quelli irregolari, infatti, sono esclusi a priori da ogni prestazione. A nostro parere va considerato che:
- Non esiste in Europa un paese che abbia fissato a 5 anni il minimo di residenza richiesta per l’accesso alle prestazioni sociali.
- In provincia di Trento il limite fissato è di tre anni.
- Il sistema delle “quote” fissate ogni anno dalla giunta provinciale per le case da destinare agli immigrati che ne hanno diritto è contrario ai principi costituzionali di parità dei diritti a parità di requisiti: solo la graduatoria, formulata con criteri uguali per tutti, dovrebbe stabilire l’accesso agli alloggi sociali, mentre il sistema di quote determina una discriminazione a discapito delle famiglie straniere.
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