"LENTIUS, PROFUNDIUS, SUAVIUS"
RICCARDO DELLO SBARBA    EDITORIALI E ARTICOLI

    
PER BOLZANO CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA.

Corriere dell’Alto Adige, 2 febbraio 2008 

Bolzano “Capitale europea della cultura” per il 2019? Il forum all’Università ha rilanciato la proposta, ma ora bisogna rispondere agli interrogativi degli incerti e dei dubbiosi: Bolzano se lo merita? E poi: il 2019 non è troppo lontano? Infine: qual è il primo passo? Anticipo la risposta a quest’ultima domanda, che è la più importante: il primo passo è costituire il “Comitato promotore per Bolzano capitale europea della cultura 2019”. Come farlo, proverò a dirlo più avanti. Intanto ricominciamo dalla prima questione: perché Bolzano, perché proprio noi.

L’iniziativa di designare ogni anno una “Capitale della cultura” è il tentativo di costruire l’Europa dalle sue città e insieme quella di ri-costruire città a misura dell’Europa. Nel corso di un anno, sostenuta dai finanziamenti dell’Unione europea, ogni città vincitrice ha avuto la possibilità non solo di presentare i propri talenti al resto del continente, ma di crearne di nuovi, di ripensare se stessa, di creare il proprio futuro. Genova nel 2004 ha cambiato volto. Come Atene nel 1985, la prima, seguita poi da grandi (Berlino nel 1988, alla vigilia della caduta del muro, Parigi, Madrid…) e meno grandi centri urbani (Bruges, Cork, Santiago de Compostela…).

Dunque, perché Bolzano nel 2019, quando toccherà ancora all’Italia? Perché Bolzano ha bisogno di futuro e può indicare all’Europa un futuro che la riguarda tutta. A patto che si pensi nel più vasto contesto di cui può essere portavoce: Bolzano capitale delle Alpi e per questo dell’Europa, di un modo tutto peculiare di essere Europa.

Le Alpi sono oggi la più grande riserva di biodiversità del continente, con 5.000 specie spontanee di piante e 30.000 specie di animali. E sono anche la sua più grande riserva di diversità culturale. Vi si affacciano le lingue maggiori del continente europeo: il tedesco, l’italiano, il francese, lo slavo. E poi le tante lingue minoritarie. Biodiversità messe a rischio dal cambio climatico e dall’impatto dell’uomo; diversità culturali messe a rischio dal frullatore della globalizzazione.

Ecco il senso della candidatura. Bolzano laboratorio di un futuro alpino che riguarda l’Europa. Come vivere la diversità culturale e biologica e come proiettarla nel futuro, come tutelare e al contempo integrare, come vivere in modo sostenibile l’ambiente e le risorse, come fare di frontiere combattute una cerniera di pace.

E l’Europa portatrice di un futuro per Bolzano, che di futuro ha bisogno come il pane. Ci sono ferite del passato che non si sono ancora chiuse, è vero. Ma non si chiudono se al passato si resta incatenati nell’eterna diatriba di chi aveva torto e chi ragione. Né si chiudono volendo tagliare le ali a una città che cerca di volare, come fa Ellecosta.

Al quale vorrei dire che solo pensando al futuro si può anche ripensare il passato e costruire segni di riconciliazione: penso per esempio, come realizzazione verso il 2019, a un museo e a un centro di ricerca sulla storia contemporanea da realizzarsi magari proprio nella piazza più conflittuale della nostra città. Un museo del quale il monumento che ancora divide diventi il pezzo più grosso in esposizione e così, reso testimone di un tempo che è passato, venga accompagnato ad addormentarsi nella storia. 

“Aspettando il 2019” potrebbe essere il logo sotto il quale avviare anno dopo anno iniziative di rilancio e di riqualificazione della città. Sotto il quale per esempio realizzare finalmente anche la nuova biblioteca provinciale comune a tutti i gruppi linguistici. E tanto altro ancora. Avere per meta il 2019 non serve per sognare, ma per muoversi con un senso di marcia. Il cammino diventa più importante della meta finale. E la meta dà senso ai singoli passi. Un cammino lungo il quale i soggetti che oggi operano sparsi in città entrino in sinergia e comincino a moltiplicare le forze. Un cammino di cui la nostra Libera Università sia la luce e l’avanguardia: se non l’Università, chi altro mai?

Così mi pare di aver risposto all’obiezione che il 2019 è lontano. No, il 2019 se ci crediamo può cominciare domattina, nel lavoro, nelle iniziative, nei passi da cominciare e proseguire anno dopo anno. 

Il primo passo? L’ho già detto: costituire al più presto il “Comitato promotore per Bolzano capitale europea della cultura 2019”. Solo così dimostreremo di aver preso sul serio l’obbiettivo.

Il motore (e il timone) non può essere che il Comune, l’Università ne deve essere l’incubatrice, le istituzioni culturali della città vanno coinvolte e motivate (ma mi pare non aspettino altro), la Provincia va convinta (e messa alla prova, al di là delle chiacchiere), vanno cercati sponsor e finanziatori (le nostre banche in primo luogo, e le imprese). Sarà compito di questo comitato preparare il terreno, informarsi, predisporre il programma, imparare come si fa dalle città cui è toccato prima di noi (cominciando dalle più vicine: Genova, Firenze, Bologna, Graz, Linz che si prepara per il 2009).

Bolzano non aspetta che un segno per respirare futuro. Diamoglielo. Se lo merita.

 

Riccardo Dello Sbarba

 


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