POLITICHE 2006, TRACOLLO SVP - 19.04.2006
Lunedì pomeriggio Paola Bioc Gasser, improbabile candidata ladina sulla lista della Svp, si aggirava nella sede di via Brennero con una faccia di pessimo umore. Che non sarebbe stata eletta era scontato e si era pure preparata a qualche emorragia di voti nelle sue Gardena e Badia. Ma che i ladini diventassero d’un colpo berlusconiani, questo neppure l’estrosa Bioc se lo sarebbe mai potuto immaginare. E invece sì: in Gardena e Badia, Forza Italia ha fatto il pieno di voti col 21,4%, il doppio dell’intero centro destra cinque anni fa. Le percentuali sono direttamente proporzionali alla densità dell’industria turistica: il 25% a Corvara, il 22% a Selva Gardena, vale a dire le due capitali dello sci dolomitico. Il giorno seguente, martedì, Paola Bioc Gasser aveva già pronta una sua spiegazione. Anzi due: primo: “la paura dei comunisti”; secondo: “la paura delle tasse”. C’era il timore che il centro sinistra mettesse le mani sul portafoglio dei cittadini, le hanno fatto eco i responsabili di valle della Svp. Non c’è da sorprendersi dunque che chi ha il portafoglio particolarmente pieno sia andato dove lo portava il cuore. Per la Volkspartei è stato comunque uno shock: ad essere tradita per liste sudtirolesi come Verdi o destra tedesca ormai è abituata. Ma essere traditi per il partito della signorina Biancofiore, per la miseria, è tutt’altra cosa. * * * Ma la stessa cosa, e in dimensioni assai maggiori, è capitata anche a sinistra: per la prima volta nella storia della Svp, migliaia di suoi voti in libertà sono andati a una lista “nazionale” come l’Ulivo. Il mediterraneo arbusto di Romano Prodi si è piazzato al secondo posto in provincia, spodestando An, e raccogliendo a mani basse anche nei paesi più tedeschi del Sudtirolo, dove dell’Ulivo erano arrivati a stento solo un paio di manifesti malamente appesi. Il 15% a Predoi in Pusteria, l’ultimo comune all’estremo nord-est; il 12% a Curon Venosta, l’ultimo comune a nord ovest; quasi il 30% a Salorno, il comune più a sud. Risultati accompagnati puntualmente da una perdita di voti della Svp: voti tedeschi e ladini, insomma. Migliaia di sudtirolesi uomini e donne sono andati a cercare sulla scheda direttamente il nome di Prodi, senza più avvertire la necessità di passare attraverso la Svp. E questa si è vista portare via voti da chi proprio mai avrebbe sospettato: dal più fedele alleato, per giunta “italiano”. Un alleato considerato finora estraneo al “mercato politico” tedesco. Un alleato, per di più, che è tornato a dominare nella capitale del Sudtirolo, Bolzano, dove l’Ulivo ha superato il 38% ridiventando, dopo decenni di dominio della destra, il primo partito della città. * * * Cos’è successo? La Svp si consola col “carattere straordinario” di questa campagna elettorale. La polarizzazione, la prevalenza della tv, la personalizzazione del confronto Berlusconi-Prodi, l’elettore che si è confuso poiché in fondo anche la Svp sosteneva e ripeteva il nome Prodi. Tutti argomenti per mettersi l’animo in pace, ma che non spiegano tutto, né l’essenziale. La verità è che il clima è cambiato: per la prima volta i sudtirolesi hanno votato pensando più a Roma che a Bolzano, più all’Italia che al Sudtirolo, più a Prodi che a Durnwalder. Non era mai accaduto in queste dimensioni finora. Hanno votato con spirito ed ottica nazionale e non hanno scambiato, come avveniva finora, le elezioni parlamentari con le elezioni provinciali. In un certo senso si può dire questo: con le elezioni parlamentari del 2006 i sudtirolesi hanno preso per la prima volta la cittadinanza italiana. Ci sono arrivati, all’Italia, forse passando prima dall’Europa, perché quassù si vedono i canali di stato della Germania e dell’Austria e si legge la Süddeutsche Zeitung e la Zeit, e quei giornali e quelle televisione tedesco-europee una sola cosa chiedevano agli italiani: per favore, liberateci di Berlusconi. I sudtirolesi hanno sentito, per la prima volta nella loro storia, la responsabilità di essere cittadini italiani, hanno guardato all’Italia, hanno guardato a Roma, e hanno votato: o Prodi o Berlusconi. * * * Lo stesso atteggiamento lo hanno avuto quegli elettori italiani che nel collegio Bolzano-Bassa Atesina hanno votato in massa Oskar Peterlini: un voto politico che scavalca le barriere etniche. Italiani col tedesco Peterlini, tedeschi coll’italiano Ulivo – l’importante è che vinca Prodi. E così, mentre il resto della Svp piange, Peterlini è l’unico che può gioire di un trionfo paradossale, che gli è tributato da Bolzano e dai centri italiani della sinistra Adige, mentre sulla destra Adige, lungo i paesi tedeschi della “strada del Vino”, il senatore Unione-Svp perde voti ovunque. Il voto politico ha prevalso su quello di appartenenza, la dimensione nazionale ed europea su quella locale: questo ha prodotto il più vasto voto interetnico della storia del Sudtirolo. Chi invece ha votato solo per protesta anti-Svp, ma con la testa chiusa tra il Brennero e Salorno, ha votato i Freiheitlichen, i liberali tedeschi nipotini di Haider. Che hanno, anche loro, avuto un successone soprattutto nei paesi del disagio sudtirolese, del dominio assoluto Svp, della lite di condominio che lascia sempre qualcuno scontento. Questo è il Sudtirolo simmetrico all’altro, e rovesciato. Il Sudtirolo immusonito e rancoroso, infoltito da moltissimi giovani in cerca di forti emozioni: fuori gli immigrati! * * * Martedì mattina la Svp si è risvegliata con un certo mal di testa e col peggior risultato della sua storia parlamentare del dopoguerra: 53,5% dei voti, mai così in basso dal 1948 ad oggi, e clamorose frane. Meno 23% a Campo di Trens, meno 20% a Gais, meno 19% a Rio Pusteria e via andando. La frana ha travolto in particolare le stelle alpine della Val d’Isarco (si ripete l’effetto Tunnel) e della Pusteria. A Falzes, cioè a casa di Luis Durnwalder, la Svp incassa uno dei peggiori risultati della provincia: meno 15%. Quello stesso martedì, la lettura dell’editoriale del “Dolomiten” ha rovinato la colazione all’Obmann Elmar Pichler Rolle. “Gli elettori non riescono più a capire in quale direzione si muove la Svp – ha scritto in prima pagina il direttore Toni Ebner – Se va avanti così, perderà la maggioranza assoluta”. I motivi: “Passo dopo passo la Svp sta diventato un partito assistenziale che si limita a distribuire soldi. Ma sarà la sua fine”. Questo il martedì. * * * Il mercoledì, seconda colazione rovinata. Con un nuovo editoriale (la successione di due editoriali in due giorni è una rarità dei momenti di pericolo) lo stesso Toni Ebner ha azzardato una via d’uscita: la Svp deve smarcarsi dai blocchi e votare in parlamento volta per volta a seconda degli argomenti. Poi l’affondo anti-Unione: “I partner di Prodi – cito testualmente - vogliono legalizzare i matrimoni omosessuali, liberalizzare l’aborto, reintrodurre le tasse di successione e donazione, alzare le imposte, bandire i crocifissi dalle scuole, bloccare i finanziamenti alle scuole private: questo è in contrasto col programma della Svp”. Fine citazione. Paradossale coincidenza. Tutto ciò viene scritto dal direttore del “quotidiano dei sudtirolesi”, mentre l’”Obmann dei sudtirolesi“ Elmar Pichler Rolle ripete che la Svp coi suoi 3 deputati e 3 senatori ha, nell’ordine: cacciato Berlusconi, salvato Prodi e acquisito il diritto a fare da ago della bilancia della prossima legislatura. E tutto ciò viene scritto sulla prima pagina di un giornale di proprietà della casa editrice Athesia, il cui direttore Michl Ebner – l’eurodeputato fratello del direttore del quotidiano – ha fatto il jogging con “l’amico Romano” appena quattro settimane fa. |