"LENTIUS, PROFUNDIUS, SUAVIUS"
RICCARDO DELLO SBARBA    POLITICA

    
L’INTERVENTO SULLE DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DI LUIS DURNWALDER

Poco meno di due mesi fa ci sono state delle elezioni provinciali in cui la Svp, dopo sessanta anni di maggioranza assoluta, è scesa al 48%, perdendo 21.000 voti e salvando il 18° consigliere solo grazie al voto italiano. Dalle elezioni è uscito un consiglio, questo, in cui la coalizione di governo avrà solo 20 voti, cioè uno in meno di quanti nella passata legislatura aveva la Svp da sola, e sarà dunque una maggioranza di governo esposta ad ogni raffreddore di uno o una delle sue componenti.

Questi mal di testa, o mal di pancia, si sono manifestati subito nel primo consiglio provinciale, un mese fa. Nelle due votazioni principali, quella per il presidente del consiglio e per la vicepresidente – ancorché  provvisoria - la Svp non ha mai, dico mai, garantito tutti i suoi 18 voti, ma solo 16, cioè molto meno della maggioranza assoluta. Il risultato è dipeso solo dai voti aggiuntivi degli alleati, stabili od occasionali che fossero. La Svp non è più autosufficiente. E questo è già il primo risultato del terremoto elettorale.

La maggioranza attuale è instabile, precaria, esposta alle pressioni e ai ricatti di ciascuno/a dei suoi componenti, poiché ciascuno/a sa di essere indispensabile.
Basta un vento freddo che spira dal Nord, dall’alta val d’Isarco per esempio, un vento da Outlet di confine, a mandare a gambe all’aria i risultati di una settimana di trattative con i partner italiani di giunta, a spostare competenze come fossero noccioline, a mettere in minoranza sia il Landeshauptmann che l’Obmann.

Non sono più le maggioranze di una volta, egregio Landeshauptmann, egregio Parteiobmann. E’ cominciata la prima legislatura nella storia del Consiglio provinciale in cui non si sa come andrà a finire, e neppure quando andrà a finire e chi la porterà a termine. Si sono aperte le scommesse sulla durata del Presidente della giunta provinciale e non tutti scommettono su cinque anni. E intanto c’è chi si esercita al tiro a segno. Mettere in minoranza il Presidente designato non è più un tabù.

Come risposta ai risultati elettorali è stato invocato il rinnovamento e il cambio generazionale.

Ed eccolo qua, il rinnovamento: il Landeshauptmann sarà quello di sempre, quello della passata legislatura, che cercherà di raggiungere il record dei venticinque anni da presidente, cioè un quarto di secolo da governatore, cui si sommano altri 15 da assessore provinciale, in tutto 40 anni nel governo della Provincia, e questo vuol dire che qualunque donna e uomo di mezza età di questa terra è vissuto con Durnwalder ogni sera in Tv e ogni mattina sui giornali da quando era in fasce fino ad oggi, e così si capisce che cosa Lei intendeva, Presidente, quando ha detto nella sua relazione che la Provincia intende accompagnare ogni cittadina e cittadino dalla culla alla tomba.

E’ stato invocato il rinnovamento, dicevo, ed eccolo qua il rinnovamento: una giunta fotocopia della precedete, con le stesse facce e più o meno le stesse competenze – ma forse almeno in questo ci stupirà, signor Presidente – con le stesse persone, eccetto chi se n’è andato volontariamente per raggiunti limiti di età o di sopportazione.

Di rinnovamento, dunque, non c’è gran ché. Sentendola parlare, signor Presidente, e leggendo sui giornali la composizione della futura giunta che avete nominato in via Brennero, è come se le elezioni non ci fossero mai state, è come se i cittadini e le cittadine di questa terra quella domenica fossero andati in campagna, invece che alle urne. Molto di più contano invece le distribuzioni di posti tra circondari e correnti, facendo attenzione a che nessuno resti senza poltrona, perché se tutti e tutte sono indispensabili, tutti e tutte bisogna accontentare. Così comincia la 14° legislatura.

Il suo discorso invece, egregio Landeshauptmann, confesso che mi ha stupito. Nel mondo tutti parlano delle due crisi che sconvolgono il pianeta: quella climatica e quella economica, delle quali la prima, quella climatica, ha preceduto la seconda e ora con la seconda cumula i suoi effetti. Proprio ieri, mentre Lei leggeva la sua relazione, il presidente della Confindustria italiana ha annunciato 2 anni di recessione dura e la perdita di 600 mila posti di lavoro. Poi sarà stagnazione di lungo periodo.

Tutti i discorsi dei leader politici europei e mondiali partono da qui, dalla profondità e gravità della crisi peggiore che il mondo abbia attraversato da un secolo a questa parte, più grave, si dice, della stessa crisi del 1929 che portò alla disoccupazione di massa, alle dittature e alla guerra.
Crisi climatica e crisi economica sono le due facce di una stessa medaglia, che si chiama insostenibilità del nostro modo di vivere, di produrre e di consumare, del nostro modello di società, del nostro consumo di territorio, di ambiente, di energie fossili, di natura. E da questa duplice crisi si asce affrontandone insieme entrambi gli aspetti, quello economico e quello ambientale: poiché la crisi ci pone di fronte ai gravi rischi che ho ricordato, ma ci dà anche l’opportunità di riconvertire il nostro sistema sociale ed economico, uscendo del dominio del neo-liberalismo, che ci ha portato in questo vicolo cieco, e imboccando la strada di una democrazia ecosociale equa, solidale e pacifica.

Non a caso proprio l’altro ieri, proprio nel turbine della crisi economica, mentre le fabbriche sospendono la produzione e mettono in libertà i propri dipendenti, i capi di governo europei hanno sottoscritto l’ambizioso obbiettivo di ridurre del 20% le emissioni inquinanti entro il 2020, aumentando del 20% l’uso di energie rinnovabili e riducendo del 20% il consumo globale di energia. Un programma di legislatura, secondo noi Verdi, dovrebbe cominciare proprio da questi tre obbiettivi. Di uno, l’aumento delle energie rinnovabili, abbiamo trovato effettiva citazione nella sua relazione, signor Presidente, e ce ne rallegriamo. Degli altri due invece, il 20% in meno di consumo energetico e soprattutto il 20% in meno di emissioni inquinanti in una terra avvelenata dal traffico di transito, non ho trovato traccia.
Eppure sia sul fronte del risparmio che su quello delle emissioni la Provincia ha tutt’altro che le carte in regola. Ricordo qui qualche dato:

  • Sull’energia. Il consumo energetico della nostra provincia è aumentato e continua ad aumentare: negli ultimi 15 anni è cresciuto del 22% complessivamente, e dell’11% in rapporto al prodotto interno lordo, mentre nello stesso periodo la media europea è calata del 21% e la Germania del 15%. Abbiamo dunque un’economia ad alto consumo energetico, di fronte a cui la lodevole esperienza di casa clima rischia di restare semplice un fiore all’occhiello.
  • Sulle emissioni. Le emissioni di gas serra della nostra provincia, che dovevano ridursi del 13% rispetto al 1990 secondo gli accordi di Kyoto, sono invece aumentate del 12,7%. Non siamo più virtuosi della tanto vituperata Italia.

Risparmio energetico, riduzione delle emissioni e aumento delle rinnovabili sono tre aspetti inscindibili di una politica per il clima e non ci possiamo limitare a lavorare solo su quello per noi più facilmente raggiungibile grazie alla geografia di questa provincia che abbonda di fonti idroelettriche. La svolta eco-sociale non può essere imboccata a rate, o si fa o non si fa. E noi diciamo che si deve fare, anche per garantire il benessere economico di lungo periodo di questa nostra terra, perché non c’è futuro economico senza svolta ecologica e non c’è svolta ecologica senza un’economia sostenibile.
Non a caso il nuovo presidente degli Stati Uniti parla di un New Deal Verde per affrontare la difficile fase che ci aspetta: un piano di riforme per salvare il pianeta dai disastri ambientali, dal crollo energetico, dalla “guerra di civiltà”, dall’ingiustizia tra i popoli e dalla povertà. E’ l’alternativa alla politica dei governi conservatori, che cercano disperatamente di rimettere in moto proprio quel modello sociale che ha creato la crisi (vedi l’appello di Berlusconi a consumare di più) e che non è più sostenibile.
Ebbene, signor Presidente, io mi aspettavo che la Sua relazione cominciasse di qui e proponesse un New Deal Verde anche per il nostro Alto Adige – Südtirol, che ha tutte le condizioni per realizzarlo. Avrei desiderato che Lei partisse da uno sguardo sul pianeta e che questo fosse il filo rosso del suo programma: che parlando di Euroregione, per esempio, proponesse l’dea di una Eco-Regione nel cuore delle Alpi, esempio pilota di un modello sostenibile di economia, di democrazia, di cultura, di convivenza.
Invece no, egregio Presidente: Lei è partito dall’Alto Adige e all’Alto Adige è rimasto. Dal “suo” Alto Adige. Del quale ci ha detto che negli ultimi vent’anni, nei „suoi“ vent’anni, signor Presidente, si è costruito a più non posso, secondo il motto: prima costruiamo, poi vedremo che farne. Qui Lei è stato sincero, e l’ho molto apprezzato, quando ha riconosciuto che il titolo di „cementificatore“ non era campato in aria. E’ quanto Le abbiamo sempre contestato noi Verdi, egregio Presidente, e questo tardivo riconoscimento ci fa piacere.

Vede, signor Presidente, a noi questa sua idea dei due tempi, per cui prima bisogna creare l’hardware e poi mettere dentro il software, non ci ha mai convinto – soprattutto perché tra il suo costruire forsennatamente hardware in cemento armato e la sua scoperta del software sono passati troppi anni. Del resto, nessuno comprerebbe un gigantesco computer per poi tenerlo fermo senza software. Anche perché c’è il rischio che, quando arriva il software, si scopra che l’hardware scelto non era adeguato, o non è più attuale.

E’ vero, signor Presidente: per due decenni, i Suoi decenni, il Sudtirolo ha corso a una velocità impressionante, bruciando in una generazione le tappe che altrove sono state percorse in un secolo. La ricchezza è enormemente aumentata, ma con essa – bisogna che anche Lei lo riconosca – sono cresciute anche le disuguaglianze, il cemento, il traffico, l’avvelenamento dell’aria e dell’acqua, l’instabilità del territorio, lo stress, i secondi lavori, la vita comprata a debito, il sacrificio del tempo e degli affetti. Oggi questa corsa si è fermata, signor Presidente, e non perché Lei dice stop, ma perché questa corsa si è fermata in tutto il mondo e perché da noi questa corsa ha oltrepassato ogni limite sostenibile, minaccia la coesione sociale e fa sentire i suoi effetti anche nel voto di protesta di migliaia di elettrici ed elettori.

Perché questa corsa non tutti hanno potuto affrontarla nelle stesse condizioni. Qualcuno si è arricchito e continua ad arricchirsi scandalosamente, soprattutto quelli che hanno santi nel paradiso della politica, ma una parte crescente della nostra società sta scivolando verso la povertà. La forbice tra ricchi e poveri si è allargata anche da noi. Solo tra il 1990 e il 2005, il “suo” quindicennio, signor Presidente, in Alto Adige il 10% del reddito globale si è spostato dal lavoro dipendente al profitto e alla rendita. Faccio notare che il 10% è proprio quanto la Svp ha perso, per esempio, alle ultime elezioni parlamentari.

La dimensione sociale e della solidarietà ha perso in Sudtirolo sempre più peso, cedendola al profitto, all’ingordigia, alla speculazione. Il lavoro ha perso sempre più prestigio ed è diventato semplice fattore del processo di arricchimento di pochi. Questo è l’Alto Adige di oggi che, investito dalla crisi economica, reagisce con paura. Il ceto medio ha paura di impoverire, lavoratori e lavoratrici non riescono più a far tornare i conti, ricevono uno stipendio da dipendente e pagano prezzi da zona turistica.

Comunque sia, io apprezzo questa sua conversione dal cemento alle persone, dalle infrastrutture alle relazioni, signor Presidente; ma lo ammetta, è una conversione piuttosto forzata dagli eventi, e purtroppo tardiva. Molti danni sono già stati fatti.

Comunque, meglio tardi che mai. Quello che noi Verdi, che il cemento lo abbiamo guardato sempre con sospetto, Le proponiamo, egregio Presidente, è una generale conversione delle politiche provinciali all’insegna dell’ambiente, della tutela del suolo e del paesaggio, del risparmio energetico e delle risorse, della mobilità collettiva e pubblica, della giustizia sociale, della dignità, della sicurezza e della qualità del lavoro, del protagonismo dei giovani, della parità delle donne, della garanzia per tutte e tutti di un reddito di cittadinanza universale e incondizionato, della sanità pubblica e di qualità, del diritto a formarsi, del diritto a un’abitazione a prezzi decenti, del diritto a una vecchiaia assistita e dignitosa, di una scuola bilingue che sia luogo di incontro e fucina di convivenza, di una avanzata democrazia diretta. E’ in base a questi obbiettivi per un New Deal Verde per il Sudtirolo dei prossimi vent’anni che noi giudicheremo, Presidente, la bontà e l’autenticità della sua “conversione”.

Giudicheremo soprattutto dai fatti concreti la bontà delle sue annunciate intenzioni. Quel che vediamo per ora, Le confesso signor Presidente, ci convince poco. A partire dall’impianto e dalle priorità operative – poche, per la verità – indicate nella sua dichiarazione programmatica e contenute nel programma di coalizione.
Il programma è una semplice lista della spesa generica quanto basta per lasciare tutto aperto. La dichiarazione programmatica invece è attraversata da una logica tutta dominata dall’economia e dalla preoccupazione di rimettere in moto proprio quel meccanismo produttivo e di consumo che oggi è andato in crisi. La priorità è dell’economia, è quella dettata dalle categorie economiche che si sono sentite rafforzate dalle elezioni e che hanno in questo momento l’assoluta egemonia nella stessa Svp e non esitano a dare prove di forza, come la vicenda delle deleghe economiche date e poi ritirate ci ha mostrato.
Questa priorità data all’economia è stata evidente  anche nella reazione che Lei, presidente Durnwalder, ha avuto di fronte all’arrivo anche da noi delle prime conseguenze della crisi economica. Per prima cosa il presidente è corso dalle banche per garantire il finanziamento delle imprese. Per chi è tartassato dal carovita, per chi vede il proprio conto in banca divorato dal mutuo, per chi finisce in mobilità o in cassa integrazione invece non ha fatto nulla, mentre il collega di Trento, Dellai, emanava un pacchetto sociale di sostegno ai redditi e al lavoro.

Ho fatto un confronto con le sue dichiarazioni del 2003: ebbene, stavolta l’economia viene in testa mentre allora veniva in coda e occupa il doppio dello spazio del 2003. Stavolta dall’economia dipende tutto il resto: il benessere sociale, questo il ragionamento che ci ha proposto, signor Presidente, dipende dall’abbondanza dei posti di lavoro e questi dipendono dagli investimenti degli imprenditori. Dunque occorre creare le migliori condizioni possibile perché gli imprenditori siano invogliati a investire da noi e perché tenga, o riparta, l’economia sudtirolese così come la conosciamo.

Non è, questo, un discorso che respingiamo, sia chiaro. Ma è un discorso assai parziale e, lasciato da solo, finisce per essere sbagliato, perché copre una realtà ben diversa della nostra economia.
 
Che questa economia sia debole, frammentata in imprese tradizionali di piccole dimensioni dipendenti dalla domanda estera, poco produttive e poco innovative, che vivono spesso grazie a una pura rendita di posizione e al sostegno dei sussidi pubblici, in una provincia che investe in ricerca e sviluppo – al di là delle chiacchiere – solo lo 0,4%, mentre la Germania ne investe il 2,5% e l’obbiettivo fissato a Lisbona sarebbe il 3%, - di questa debolezza strutturale del nostro tessuto produttivo, signor Presidente, nella Sua relazione non c’è traccia.
Gli unici problemi che Lei indica vengono tutti dall’esterno: da Roma, da Bruxelles, da un mondo ostile e minaccioso, da cui l’economia buona e sana del Sudtirolo andrebbe protetta e tutelata.
Se l’economia gira, tutto il resto è risolto, questo stringi stringi è il Suo pensiero.
Che sottopone tutta la politica dei prossimi 5 anni alla priorità dell’economia. Vengono inglobate nell’economia le donne, che nel 2003 ebbero un lungo capitolo solo a loro e ai loro diritti dedicato. Vengono inglobati gli immigrati, che lei chiama Gastarbeiter, cioè pura forza lavoro, dove quella parola, “Gast”, ospite, è illusoria e distorsiva, perché questi sono nuovi cittadini e cittadine, signor presidente, che non sono venuti per lavorare e poi scappare, ma per restare e trapiantare qui da noi la loro vita, le loro famiglie, le loro speranze.
Anche la politica sociale viene dopo e come conseguenza dell’economia, mentre nel 2003 veniva prima e le erano dedicati diversi capitoli in cui Lei Presidente ci aveva parlato di diritti, di solidarietà tra le generazioni, di sicurezza sociale, di dignità del vivere. Sono passati 5 anni da quella relazione e nella sua nuova relazione si sente il peso dell’offensiva scatenata negli ultimi 2-3 anni dalle lobby economiche fuori e dentro il Suo partito.

Qui vorrei rivolgermi alle persone che, dentro la coalizione che si appresta a governare questa nostra provincia, fanno riferimento all’area del centro sinistra. Mi rivolgo esplicitamente alla corrente sociale della Svp e al Pd: se ci siete, battete un colpo.
Noi comprendiamo le vostre difficoltà che sono anche le nostre. Le elezioni non sono andate bene per nessuno. E tuttavia, se ci siete battete un colpo, non fatevi fagocitare in questo clima determinato dall’offensiva della destra economica, riprendete un percorso di autonomia e di riscossa. Il sociale deve avere una voce più forte e coraggiosa in questo consiglio!

Ci rivolgiamo agli Arbeitnehmer, se esistono ancora e vogliono essere qualcosa di più di quella semplice etichetta scolorita che ha perso le elezioni.
E ci rivolgiamo alla collega e al collega del Pd, che sentiamo più di qualsiasi altro vicini. I vostri toni trionfalismi dopo il voto non ci hanno convinto. Vi aspettavate molto di più da un’elezioni che seguiva di pochi mesi il salto al 16% delle elezioni parlamentari. E il 6% non ve lo aspettavate. Ma siete andati avanti ugualmente con ostentato ottimismo; senza cercare un collegamento con altre forze del centro sinistra che con voi governano grandi comuni della provincia, vi siete buttati da soli nella trattativa con la Svp che vi ha cotto in un forno mentre in un secondo forno riscaldava le speranze del centro destra e cuoceva la Lega, in continuità con quella “Blockfreiheit”, quella libertà dai blocchi che porterà probabilmente l’esponente leghista alla vicepresidenza del consiglio con diritto di discutere ogni tre mesi dell’attuazione del programma di giunta e in funzione di ambasciatrice verso il governo Berlusconi.
Il Pd si è gettato da solo nella sua trattativa con la Svp, senza cercare alcun collegamento con altre forze a lui vicine, nemmeno con noi Verdi che in fondo in quest’aula rappresentiamo una forza a voi equivalente. Avete subito il veto Svp verso una forza come la nostra che la Svp teme perché le fa concorrenza nell’elettorato di lingua tedesca. E le conseguenze di questa trattativa solitaria si sono viste col balletto delle deleghe.

Noi Verdi non abbiamo voluto interferire in questa vostra trattativa, non volevamo rovinare questo matrimonio. E tuttavia noi riteniamo che la vostra posizione, care e cari colleghi del Pd e anche degli Arbeitnehmer, sia estremamente debole e rischiosa, sotto il ricatto, come siete, della destra economica e della destra politica che si sente così forte anche in questo consiglio.

Noi Verdi stiamo all’opposizione e stavolta non regaleremo voti o cambiali in bianco a nessuno, nemmeno alle persone che in via di principio sentiamo più vicine. Ma a queste persone, agli Arbeitnehmer della Svp, se vogliono tornare a battere un colpo, e alla collega e al collega del Pd, se vogliono avere più voce in capitolo in questi 5 anni, noi proponiamo di costruire alleanze, al di là della diversa collocazione in consiglio, su singoli e concreti argomenti. Noi sosterremo ogni atto che vada in direzione di una politica ecosociale e democratica. Ma devono essere alleanze dichiarate e concordate.
Noi non accetteremo compromessi al ribasso giustificati da una “disciplina di giunta” che viene imposta solo a voi per tenervi in gabbia. Quello che vi proponiamo è di costruire insieme in questi 5 anni in questo consiglio un polo ecosociale chiaro, su scelte concrete e visibili, che faccia da contrappeso al polo della destra economica e politica che si è già costituito e sta tenendo tutti sotto scacco.
Se questa convergenza non si realizzerà, se voi vorrete continuare a giocarvi la partita tutta da soli, come in queste settimane di trattative, allora noi Verdi faremo il mestiere che ben conosciamo, quello dell’opposizione eco-sociale, di cui c’è tanto bisogno in questo quadro politico tutto spostato a destra.

Ma al gruppo del Pd, che stimiamo e cui facciamo tutti i nostri auguri, ci permettiamo di dare fin da ora un consiglio. Attenti all’assessorato alle finanze e al bilancio. Potrebbe rivelarsi un regalo avvelenato. E’ un assessorato che non ha portato gran fortuna all’assessore Frick e che non a caso era stato ben volentieri lasciato a Di Puppo nella legislatura precedente. E’ l’assessorato con cui sono stati più volte ricapitalizzati i buchi finanziari dell’aeroporto o delle Terme di Merano, in cui la Provincia ha polverizzato decine di milioni di euro mentre l’assessore Frick doveva ammettere imbarazzato in quest’aula che non riusciva neppure a farsi dire quanto prendeva al mese la signora direttrice delle Terme stesse.

Dall’opposizione, noi Verdi proporremo una coerente politica eco-sociale e chiediamo ai colleghi e alle colleghe che in quest’aula fanno riferimento al centro sinistra di sostenerci. La prima prova arriverà subito, quando discuteremo di quel pacchetto sociale verde che abbiamo presentato nella forma di 7 mozioni proposte al Consiglio. Contengono 7 proposte che sono sicuro condividete, cari colleghi e colleghe degli Arbeitnehmer e del Pd, e per le quali chiediamo il vostro sostegno:

  1. l’introduzione immediata del redditometro unificato per l’accesso a tutte le prestazioni pubbliche;
  2. la creazione di un parco di case in affitto di livello europeo, pari cioè almeno a un terzo del patrimonio edilizio complessivo (oggi siamo sotto il 20% e per raddoppiare le mille case per il cosiddetto ceto medio non bastano ed è assolutamente sbagliato che si preveda la loro vendita dopo soli 10 anni, perché allora non siamo di fronte al rilancio dell’affitto ma solo a case in proprietà comprate a rate);
  3. contributi a sostegno di persone e famiglie a basso reddito in difficoltà per il mutuo casa (secondo il modello già adottato a Trento).
  4. l’eliminazione dell’addizionale Irpef per sostenere il reddito di lavoratori/trici e pensionati/e
  5. ll blocco dei prezzi dei beni essenziali e delle tariffe dei servizi, con sostegno provinciale per i comuni che facciano questa scelta.
  6. contributi integrativi per lavoratori/trici in mobilità e Cassa Integrazione, il cui posto di lavoro è minacciato dalla crisi.
  7. l’incentivazione dei contratti di lavoro integrativi territoriali e/o aziendali, premiando nella politica dei contributi provinciali solo quelle aziende o settori che accettano questo livello di contrattazione previsto dalla normativa nazionale ma in Alto Adige mai applicato.

Oltre a queste 7 mozioni, del nostro “pacchetto ecosociale verde” fanno parte anche tre disegni di legge che vi chiediamo, colleghe e colleghi di Pd e Arbeitnehmer, di condividere con noi:

  1. SULL’ AMBIENTE: l’introduzione di un vero e proprio “Bilancio ambientale” a fianco del bilancio finanziario della Provincia.
  2. SULLA SOLIDARIETA’: la riforma della legge per la cooperazione internazionale che aumenta di 5 volte gli aiuti allo sviluppo, secondo il modello del Trentino (che investe nella solidarietà 10 milioni di euro all’anno, mentre l’Alto Adige appena 2).
  3. SULLA RIFORMA DELLA POLITICA: il divieto di cumulo di redditi da politica a livello provinciale, così com’è stato fatto in Regione.
    Come vedete non sono proposte rivoluzionarie, ma primi segnali di una riscossa del fronte ecosociale e democratico su cui, cari colleghi e colleghe di Pd e Arbeitnehmer, vi proponiamo di costruire un’alleanza trasversale nei prossimi mesi in questo consiglio.

E adesso torno a rivolgermi al Presidente della giunta provinciale. Dicevo che noi Verdi ci rallegriamo di questa Sua conversione dalla quantità del cemento alla qualità della politica. E che misureremo queste intenzioni dalla coerenza delle scelte concrete. Vorrei ora fare qualche esempio.

1. Politica dei trasporti e della mobilità. E’ lodevole quanto la provincia ha cominciato a fare sul trasporto di persone su rotaia e lo consideriamo un successo dei gruppi civici e ambientalisti che in Venosta per anni, come unica voce nel deserto, proponevano inascoltati il recupero della ferrovia delle Venosta. Costretta infine a realizzarla, la giunta provinciale ne ha scoperto la bontà e ha venduto il successo come proprio. Poco male: è destino delle minoranze essere da stimolo alle maggioranze. Lo stesso dicasi per la ferrovia della Pusteria.

E tuttavia, se paragoniamo quello che viene investito in ferrovie rispetto a quello che viene investito in strade, le proporzioni restano di gran lunga a favore della mobilità privata automobilistica. Alla lunga le due cose non possono andare insieme. Se Lei vuole essere coerente col suo “basta con le infrastrutture”, egregio Presidente, noi le diciamo basta con le strade, soprattutto basta con il trasformare pezzo per pezzo le due strade di Venosta e Pusteria in due nuovi itinerari veloci per il traffico pesante. Circonvallare i paesi per liberarli dal traffico va bene, ma che c’entra questo con la nuova strada a Tell, che trasforma l’ultimo tratto della Venosta in una superstrada?

Inoltre, i miglioramenti del trasporto di persone non possono coprire il grande buso della politica provinciale che riguarda il trasporto merci. Qui lei Presidente continua ad avere fede alla fata morgana del BBT, che arriverà a metà secolo se va bene, mentre al Brennero i tir sono due milioni oggi e la soluzione va trovata oggi.
Lei ha aperto il capitolo del BBT parlando di rischi, di decisioni che non ci sono, di finanziamenti che non ci sono; insomma, anche qui Lei almeno ammette le difficoltà. E ho notato, in un altro capitolo, l’enfasi che lei ha messo sul progetto di nuove condotte di gas e di elettricità sotto il Brennero. Le due cose sono collegate, poiché queste condotte passeranno nel cunicolo pilota, l’unica parte del BBT che ha finanziamenti. Lei sa bene cosa si dice in diversi ambienti politici a Innsbruck, anche tra cugini del suo partito: che il BBt non arriverà mai, ma almeno col cunicolo pilota avremo un nuovo corridoio energetico transfrontaliero. Egregio presidente, se state costruendo non un tunnel ferroviario, ma un tubo per gas ed elettricità, non saremo certo noi a protestare. Però ditelo chiaro, perché questo col problema urgente del traffico di transito non c’entra proprio nulla.

Dunque Presidente, se Lei vuole essere coerente con il basta alle infrastrutture, dica basta al BBT, o almeno inverta le priorità: prima misure immediate di contenimento del transito pesante, sul modello austriaco (divieti notturni e settoriali, controlli, limiti di velocità) e svizzero (un pedaggio che rispecchi la verità dei costi); prima la linea esistente, potenziata, ammodernata, protetta dal rumore; prima i passanti merci intorno alle città, primo quello di Bolzano. E’ questo, caro Presidente, il software che ci serve per liberare le nostre popolazioni dalla morsa del traffico e dell’inquinamento. E in questo vanno investiti i capitali accantonati dall’Autobrennero, che non devono essere usati per il “grande cantiere” sotto il Brennero, ma come risarcimento per 50 anni di inquinamento da traffico in mezzo alle città.

A proposito della circonvallazione di Bolzano, vorrei porre una precisa domanda a cui le chiedo, signor Presidente,m di dare una precisa risposta. Nella Sua relazione lei ha parlato di spostamento dei binari merci, ma non del traffico di persone. Significa questo che nella vicenda dell’areale della stazione la sua linea è lasciare i treni passeggeri lì dove sono, nell’attuale stazione di Bolzano, spostando solo il transito merci, evidentemente in galleria? Vorrei una risposta precisa perché a Bolzano tutti se lo domandano.

2. Politica dei Rifiuti. Vuole smetterla con le infrastrutture e puntare sulle persone, signor Presidente. Ebbene, rinunci alla costruzione del nuovo inceneritore, o almeno ne riduca drasticamente la dimensione. Riveda il piano provinciale rifiuti, signor Presidente, che nel suo ultimo aggiornamento è stato erroneamente corretto diminuendo dal 60% al 40% gli obbiettivi di raccolta differenziata e portando a 130 mila Tonnellate l’inceneritore. La vicina Trento, un anno fa, ha fatto la scelta opposta: ha elevato dal 40% al 65% la raccolta differenziata e ridotto l’inceneritore da 160.000 a meno di 100.000 tonnellate. E’ la strada che dobbiamo seguire anche noi, se non vogliamo trovarci tra poco con un inceneritore sovradimensionato che per mantenersi in pari dovrà andare in cerca di rifiuti da bruciare.

Ci sono le condizioni per rivedere al meglio gli obbiettivi del piano provinciale rifiuti, che sono stati fissati in un’epoca in cui la città di Bolzano gettava tutto nei cassonetti. Oggi la raccolta differenziata a Bolzano è arrivata al 43% e la coalizione comunale ritiene fattibile arrivare al 60% entro il 2010. Ci sono paesi che sfiorano il 90%. Ebbene, in queste condizioni io credo fattibile, con una politica provinciale di riduzione a monte degli imballaggi e un forte incentivo alla raccolta differenziata, di chiudere il ciclo senza inceneritore. Oppure con un inceneritore molto più piccolo dell’attuale, per ridurre al minimo il danno che comunque comporta la distruzione di risorse e una nuova fonte di emissioni che, se si considerano le nanopolveri, sono ancora tutte da studiare.

3. Piste da sci. Anche qui, Presidente, la cementificazione della montagna deve essere fermata. Nonostante il paino per le piste da sci non preveda nuovi impianti, in tutta la provincia si lavora indefessamente a nuovi progetti: dalla nuova pista progettata al Rosengarten, che abbiamo per ora bloccato con una mozione approvata da questo consiglio cui io Le chiedo, Presidente, di tenere fede anche nella prossima legislatura, ai nuovi collegamenti tra Sesto e Sillian, dalla Val d’Ultimo-Laces allo studio sul collegamento Castelrotto-Monte Pana, per arrivare all’assurdità del progetto Ried a Plan de Corones, con una pista che in tempi di riscaldamento globale scende fino a 800 metri. Ebbene, presidente: se il suo basta infrastrutture è sincero, dica stop a tutti questi progetti e si impegni a non accoglierne neanche uno nel nuovo piano delle piste da sci.

Anzi, faccia di più, faccia quello che noi Verdi le proponiamo dalla scorsa legislatura: recepisca nella legislazione provinciale i protocolli della Convenzione delle Alpi. Il turismo sostenibile, il divieto di nuovi impianti da sci, il divieto di aeroporti nelle Alpi, di nuove strade, per una vita alpina sostenibile per le future generazioni. Noi siamo contenti se Lei chiede che i protocolli della Convenzione delle Alpi vengano ratificati a Roma, ma insistiamo: la possibilità di recepirli è offerta a tutte le istituzioni, anche alla Provincia di Bolzano.

4. Produzione e mercato dell’energia. Lei ha promesso l’uscita della Provincia dal ruolo di imprenditrice. Ebbene, egregio Presidente, l’energia sarà il banco di prova di questa Sua intenzione. E’ lì che, con la costituzione della Sel, la Provincia ha creato uno spaventoso conflitto di interessi tra il suo ruolo di ente che controlla, detta regole e eroga le concessioni, e la sua funzione con Sel di imprenditrice che chiede le concessioni, fa concorrenza alle aziende comunali, condiziona il mercato. Questo conflitto di interessi reca un grave danno ai cittadini e alle cittadine della nostra provincia. Infatti, se la Provincia avesse la coscienza a posto, non avrebbe bisogno di investire milioni dei contribuenti per cercare un accordo preventivo con Edison ed Enel, in modo che queste non facciano ricorso contro le concessioni. Con l’Edison questo ci è costato la bazzecola di 52 milioni e mezzo di euro di perdite nette a favore dell’Edison. E tutto perché la Provincia teme di non aggiudicarsi la partita sul libero concorso, poiché il suo conflitto di interesse potrebbe essere impugnato e la Sel perdere le centrali.

Bene, dunque: se vuole smetterla di fare l’imprenditrice, la Provincia esca subito dalle aziende energetiche, favorisca la costituzione di un polo energetico pubblico in cui non l’ente Provincia, ma i comuni e i cittadini siano i protagonisti, e si limiti solo a fissare regole certe per concessioni legate a rigorosi piani ambientali.

Nello stesso modo, la Provincia esca dal traffico aereo e dalla compagnia privata Air Alps, dove invece è accaduto l’opposto: che Provincia e Regione, su decisione diretta Sua, signor Presidente, hanno sostituito i privati coprendone i deficit. L’aereoporto ci è già costato troppi milioni di euro ed è l’ora che la mano pubblica si ritiri, verificando se l’ABD sta in piedi da solo oppure non ha senso. Nella primavera del 2009 si terrà un referendum sulla materia e la popolazione finalmente avrà il diritto di dire la sua, sempre che Lei, presidente, non cerchi di spostare in ogni modo la data del voto, cosa che ha già mostrato intenzione di fare. Dimostri anche qui che le Sue intenzioni di coinvolgere la popolazione nella decisione sui grossi progetti sono serie e sincere.

Ci sarebbero molto altri punti da trattare, ma su due, prima di concludere, vorrei soffermarmi perché fondamentali per il futuro dell’autonomia: da un lato la sussidiarità interna al sistema dell’autonomia, cioè i rapporti tra Provincia e Comuni, e  dall’altro il federalismo fiscale.

La sussidiarità. Qui, Presidente, Lei afferma che spesso il termine è mal capito. Sono d’accordo con Lei. Mi pare infatti che nella sua relazione, nel giro di 10 righe, ci siano due concetti di questo principio che sono l’uno il contrario dell’altro. Prima infatti Lei dice che la sussidiarità vuol dire che i poteri sono “naturalmente” collocati in basso, nel popolo sovrano, e che poi vengono delegati via via verso l’altro solo quelle funzioni che non possono essere efficacemente gestite al livello più basso possibile. E questo in effetti vuol dire sovranità. Per cui la reatà dovrebbe essere che tutto il potere di governo del territorio sta presso i comuni, cioè il livello più basso possibile, e semmai vengono delegate alla Provincia certe funzioni che i comuni, per la loro dimensione, non possono gestire.

Due righe dopo, però, Lei rovescia il ragionamento e dice che i poteri stanno tutti alla in capo alla Provincia e semmai bisogna vedere quali possono essere meglio gestiti dai comuni, che però devono sapere in anticipo che dovranno anche assumersi le responsabilità, magari sgradite, che ciò comporta. In questo modo la sussidiarità viaggia da sopra verso sotto, “von oben nach unten” Lei ha detto, e bisognerà vedere bene che cosa sarà giusto delegare, perché, ha aggiunto, non è detto che basso sia sinonimo di meglio.
C’è qui un sapore di paternalismo, signor Presidente, che contraddice il principio di sussidiarità. Si ha l’impressione che questa delega verso il basso sia una specie di punizione che quelli lì, in basso, riceveranno.

Se poi lì, in basso, c’è il comune capoluogo, c’è Bolzano, questo paternalismo diventa ancora più ingiustificato. Da parte della giunta provinciale c’è sempre questo atteggiamento di sufficienza verso Bolzano, e invece ci dovrebbe essere rispetto e – almeno - pari dignità. Bolzano – mi è già capitato di dirlo in quest’aula,  è la città capoluogo di centomila abitanti, il che non equivale affatto alla somma di mille frazioni di cento abitanti, Bolzano non è una Magré moltiplicata per cento, non è una Falzes moltiplicata per cinquanta. La città, e Bolzano in particolare, è una concentrazione di funzioni, carichi sociali e ambientali, problemi e opportunità straordinarie, è un insieme qualitativamente diverso e specifico, che ha bisogno di una politica mirata, sostenuta da finanziamenti certi e un forte impegno della Provincia.

Vorrei indicare qui alcuni progetti fondamentali della città di Bolzano che non possono marciare la cooperazione e la pari dignità da parte della Provincia.

1. Innanzitutto lo spostamento del traffico merci e dell’autostrada in galleria. L’eliminazione del nastro di asfalto, di traffico e di veleni e del continuo via vai di carri merci che spaccano la città, consentono di recuperare area pubblica e di realizzare un’ampia fascia verde lungo i fiumi, dove possono trovare posto diverse istituzioni culturali e sentieri e ponti tra i quartieri. Il progetto sta dentro il nuovo piano urbanistico di Bolzano e la Provincia non può restare indifferente, né può lavarsene le mani l’Autobrennero, che verso Bolzano ha un debito di decenni di rumore e inquinamento. I capitali accantonati dall’A22 devono essere utilizzati prioritariamente per questi progetti, come risarcimento per i sacrifici sofferti dalla popolazione e garanzia di un nuovo futuro assetto urbanistico.

2. Il secondo progetto è la candidatura di Bolzano a “capitale europea della cultura” per l’anno 2019, che sta dentro il piano strategico approvato dal comune. Se il primo progetto avrebbe l’effetto di purificarne l’aria dei polmoni, questo secondo purificherebbe le intelligenze. Entrambi consentirebbero di ricucire una città ancora divisa territorialmente e, purtroppo, anche mentalmente.
Della candidatura a capitale europea l’importante non è tanto l’anno di arrivo, ma il percorso. Lungo questo percorso io credo sarebbe possibile porre la tappa di una storicizzazione dei momunenti, cioè delle tracce che il fascismo e le dittature hanno lasciato in città. Ho seguito e partecipato ai diversi confronti, specialmente quello all’università, che si sono svolti in questi giorni a Bolzano sull’argomento e credo che di poter dire che è incorso una maturazione, specialmente nel settore più delicato, cioè nel gruppo linguistico italiano. I tempi sono maturi, io credo, per realizzare tra questi relitti del passato un itinerario storico-didattico che, senza togliere assolutamente nulla, potrebbe partire proprio dal monumento alla Vittoria, realizzandovi accanto un centro di documentazione e memoria, per poi continuare verso altre tappe (come il Tribunale) con grandi e dettagliati tabelloni illustrativi e altri punti di documentazione. Un itinerario per informare e far riflettere, che sia al contempo la testimonianza visibile del fatto che la città è riuscita a guardare con distanza le tracce della sua storia e a convertirne la funzione, da mezzi di propaganda di una dittatura, a strumento di alfabetizzazione democratica.

3. Terzo progetto, il polo bibliotecario comune a tutti i gruppi linguistici. Il suo significato di dialogo e pacificazione in nome della cultura è chiaro a tutti noi, si tratta di realizzarlo con un calendario operativo rapido e preciso.

4. Quarto progetto, la cosiddetta “cura del ferro” per garantire il raggiungimento comodo, puntuale, frequente e economico della città capoluogo da tutti gli angoli della provincia. Qui molto è stato già fatto e si tratta di intensificare, ottimizzare e completare la rete per il raggiungimento in treno del capoluogo con la realizzazione di un terzo binario verso la Bassa Etesina e della rete tranviaria da e per l’Oltradige. Si è parlato di costi eccessivi. Gli esperti che lavorano con noi Verdi hanno ridimensionato i costi e ipotizzato cifre molto più ragionevoli, alla portata del bilancio pubblico altoatesino. Ciò consentirebbe di liberare Bolzano dalla morsa del traffico pendolare e al contempo offrire ai pendolari un modo riposante e pulito per raggiungere la città.
Questa raggiungibilità deve essere garantita anche alla notte, non solo da e verso Bolzano, ma anche da e verso i centri più grossi della provincia. La soppressione delle corse notturne in Venosta ha lasciato delusi soprattutto tante e tanti giovani e le loro famiglie.

Vede Presidente, come acquista piano piano un volto preciso quel New Deal Verde di cui parlavo prima.  Un sistema di investimenti pubblici nei settori della mobilità sostenibile, del risparmio energetico, della cultura e della formazione che avvii un altro più moderno modello sociale. In cui il benessere dei cittadini e delle cittadine non dipenda più dalla quantità di beni di consumo, di auto private, di case in proprietà di cui essi dispongono. Un modo per separare far progredire la società e insieme ridurre i consumi energetici e di territorio e assicurare alle persone un benessere durevole.

Ma naturalmente anche per questo New Deal, per quanto verde, occorrono investimenti pubblici. E dunque una finanza pubblica sana e solida. E qui arrivo all’ultimo punto.

Il federalismo fiscale. Noi Verdi siamo per una sempre più forte autonomia, che significa anche assunzione di responsabilità, e per questo siamo assolutamente d’accordo sul federalismo fiscale, cioè perché alla Provincia venga trasferita la responsabilità di stabilire le tasse e non limitarsi, come adesso, a distribuirne i proventi e lasciare allo Stato il ruolo dell’esattore. Con l’autonomia fiscale, la Provincia sarà giudicata per la sua capacità di praticare una politica equa a favore innanzitutto delle persone più svantaggiate e del lavoro dipendente. Inoltre potrà penalizzare produzioni e consumi inquinanti e insostenibili, premiando invece il risparmio di ambiente e il rispetto della dignità del lavoro, costruendo dunque un sistema di fiscalità equa ed ecologica.

Tuttavia, qui bisogna dire la verità, signor Presidente: Lei sa benissimo che il federalismo fiscale, se verrà, rivoluzionerà tutto l’assetto della nostra autonomia e metterà fine al periodo delle vacche grasse. E’ stato l’istituto provinciale di Statistica con lo studio “I conti dell’amministrazione pubblica in provincia di Bolzano” a mettere la parola fine alle diatribe su quanto l’Alto Adige prenda e quanto dia al resto del Paese. Questo studio è stato pubblicato il 12 dicembre scorso su due grandi pagine dalla Wirtschaftszeitung, che è giornale certamente non antiautonomista. E questo giornale ha titolato le sue pagine, riferendosi al tessoto economico-sociale altoatesino: “Mit Staatsgelder gedoppt”, cioè: dopato da soldi di stato. Quel che lo studio dice, in estrema sintesi, è che il Sudtirolo riceve dal resto d’Italia più di quanto paga in tasse, e per una cifra non piccola: il saldo a nostro favore oscilla, a seconda delle voci e dei calcoli, tra il miliardo e 140 milioni di euro e i 600 milioni all’anno. E questo non da oggi, ma dalla legge di finanziamento provinciale del 1989, approvata proprio, signor Presidente Durnwalder, all’inizio della sua “era”. Una legge che ha sovrafinanziato la nostra provincia e che forse Le ha consentito di costruire e realizzare – putroppo anche di cementificare – una parte non piccola di quello che Lei in questi 20 anni ha costruito e realizzato. Una cifra comunque considerevole, che secondo il giornale degli imprenditori di lingua tedesca ha consentito il miracolo di mantenere da un lato molto alta la spesa pubblica – e così spingere forte tutta l’attività economica – e dall’altra parte di mantenere relativamente bassa la pressione fiscale.
Chi ha dato un così importante contributo al nostro benessere sono quelle 4 o 5 regioni “pagatrici nette” del Nord Italia che stanno a noi vicine e non a caso ci guardano in cagnesco.

Ora, l’autonomia fiscale metterà fine a questo nostro vantaggio relativo, farà tornare a corrispondere ciò che si dà e ciò che si riceve. Ciò significa che quel miliardo, o se si vuol essere prudenti, quei 600 milioni in più, non li avremo più a disposizione. Non tenendo conto che probabilmente ci verrà chiesto anche un contributo in più, in solidarietà verso le aree più povere. Il processo è cominciato e la proposta di ricevere nuove competenze a zero finanziamenti è un primo tentativo di tamponare la falla, ma Lei sa benissimo, signor Presidente, che i tempi più duri devono ancora venire.

Per questo è urgente una ridefinizione complessiva del bilancio provinciale a cominciare da quello 2009, e su questo il collega Hans Heiss ha fatto ieri proposte precise, realistiche, serie. In sostanza: meno cattedrali nel deserto, meno edifici di prestigio, meno colate di cemento per soddisfare le lobby e i circondari, e più selezione secondo obbiettivi precisi, che per noi devono essere da un lato il sostegno al benessere e alla sicurezza sociale delle persone, per l’altro verso un’eco-economia che si specializza nel risparmio energetico, nelle energie alternative, nella mobilità pubblica sostenibile.

Il Sudtirolo sta all’inizio del futuro, ci ha detto ieri il presidente Durnwalder. Quello che nei nostri interventi il collega Hans Heiss ed io abbiamo oggi descritto, è il futuro che noi Verdi ci immaginiamo. E per il quale in questa legislatura lavoreremo.

 


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